Nasco in una calda estate a Roma, in una famiglia d’impiegati. Primogenita e unica figlia, per cinque anni sono testimone di una serie di difficoltà che determinano da una parte lo sviluppo sofferto di una capacità, forse in parte anche innata, di accogliere le lacrime e la sofferenza altrui, dall’altra la comprensione che ognuno nelle relazioni ha la sua parte di responsabilità e di ragione. Forse qui le radici della scelta del percorso di studi, individuato con certezza forse anche prematura, che mi avrebbero portato a fare il lavoro che faccio.

Dopo cinque anni nasce la tanto desiderata sorellina, che sicuramente ha segnato la gioia di poter condividere come figlia, gioia e dolori. Insieme il gioco e soprattutto il ricorso alle fiabe hanno segnato la nostra infanzia, alleviando e sostenendo la nostra crescita. Ricordo come se fosse oggi la grande consolazione e sostegno che le fiabe mi davano. Alimentavano la forza e la speranza che anch’io, piccola, potessi farcela. Alla luce del grande aiuto che per me e mia sorella sono state le fiabe donate da papà, che poeticamente sedute sul tappeto ascoltavamo con il vecchio mangiadischi, che nasce l’idea della tesi di laurea e poi del seminario sull’utilizzo della fiaba nell’adulto per attivare e sostenere le proprie risorse positive.

La scelta del liceo classico non è stata casuale ma ben ponderata: volevo attraverso lo studio dei nostri avi apprendere le nostre radici e acquisire gli strumenti per analizzarne l’animo.

Avevo una professoressa di greco e latino al ginnasio che era molto severa. Nelle prime esercitazioni prendevo anche sotto zero, ma mi ha dato moltissimo e insegnato molto più che semplicemente una lingua antica. Ho acquisito un metodo di studio e la capacità di andare oltre.

Ho un ricordo molto affettuoso anche verso la professoressa di matematica che seppur anche lei severa, trasmetteva un grande amore per la materia e per i ragazzi. Ancora oggi ci sentiamo.

Al liceo due professori hanno segnato la mia vita: la professoressa di filosofia, la prof.ssa Rossi e il prof. Sacchi di italiano, entrambi oggi anime luminose in cielo, a cui va la mia profonda gratitudine. La prima mi ha insegnato a non mollare mai nelle difficoltà e a portare avanti sempre con coraggio le mie idee e ciò in cui credo profondamente, senza lasciarmi condizionare dal giudizio altrui. Il secondo, che non mi devo fermare mai all’apparenza, ma andare oltre … e che devo considerare l’ironia di Dante ….

La scelta della facoltà non era in dubbio, anche se non molti erano convinti che fosse una strada sicura dal punto di vista di possibilità lavorative future. Non esistevano ancora un albo e un riconoscimento. Sapevo disegnare bene, ero molto creativa e mio zio vedeva in questa capacità ottima per fare l’architetto.. Non nego che avesse ragione. Ma ero decisa. Mia madre appoggiò la scelta rassicurandomi che per lei ero altrettanto portata per fare la psicologa..

Mi laureo il 22 marzo del 1988 dopo varie vicissitudini che hanno comportato un’amputazione della tesi dal titolo “Dal magismo alle fiabe” originariamente da clinica a compilativa, con conseguenze sulla votazione finale e un ritardo di un anno.

Nel frattempo prendo la mia prima specializzazione in psicodiagnostica clinica, la cui insegnante mi ha insegnato e trasmesso moltissimo in termini di etica professionale e di preparazione. Mi ha inoltre “iniziato” alla lettura simbolica.

Certamente l’incontro con i docenti dell’Istituto di Medicina Psicosomatica RIZA ha segnato in modo rilevante la mia vita. A loro devo moltissimo per gli insegnamenti, per la fiducia e i riconoscimenti che mi hanno dato. Non sarei quella che sono senza averli incontrati nel mio cammino.

Con loro ho anche collaborato con grande entusiasmo e dedizione, ma poi la vita mi ha messo davanti esperienze personali e cliniche che mi hanno condotto a esplorare ambiti diversi e per me enormemente affascinanti. Ho imparato e toccato con mano come il caso, anagramma di caos non a caso, è solo qualcosa cui attribuiamo un nome perché non siamo in grado di trovare una spiegazione sensata. Ho sviluppato la convinzione che se riusciamo ad andare oltre e leggere ciò che il corpo e la mente esprime in chiave simbolica, siamo in grado non solo di modificare tante cose, ma di trovare un filo di collegamento, un senso in ciò che apparentemente non l’ha. Mi sono appassionata alla fisica quantistica, ai miei occhi punto di unione tra scienza e magia. Da qui lo sviluppo dell’idea che l’essere umano non sia solo espressione del corpo e della psiche (in qualità di emozioni e contenuti consci e inconsci), ma anche di un’energia sottile e spirituale che vivifica entrambi. Spirituale contiene la radice greca πυρ πυρός (piur, piuròs), che in greco antico significa fuoco.. e il fuoco trasforma. L’energia in questione è spirituale perché in grado di trasformare l’anima, il corpo, la vita.

Su questa scia che sorgono le scelte e le esperienze successive, alimentando sempre più una passione verso la Conoscenza, quella che nutre l’anima ed è in grado di trasformare la nostra vita...  

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